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Morbegno in Valtellina

Vecchio borgo, ma città dal 1967, Morbegno, chiamata il “salotto della Bassa Valtellina”, industriosa e commercializzata, non può dimenticare la sua arte costruita, scolpita e dipinta tra le mura delle sue chiese, delle sue vie, delle sue piazze e dei suoi ponti.

I luoghi sacri di Morbegno

Ispirano momenti di riflessione e di pace l’austero e grandioso San Giovanni, l’ Assunta solitaria e adagiata all’ombra delle latifoglie orobiche, il complesso monumentale di Sant’Antonio, museo di chiostri e affreschi più che rinascimentali, San Pietro nascosta tra il tessuto delle intricate viuzze, San Martino – si può dire fuori le mura – custode di malinconici ricordi, la nuova San Giuseppe moderna e spaziosa a forma di anfiteatro greco, opera dell’architetto Luigi Caccia Dominioni.

Del geniale morbegnese anche il Tempietto votivo al Ronco, ricco delle memorie di “Quelli ora sparsi tra le anse del Don” e la Biblioteca civica, intitolata al grande politico locale E. Vanoni, che nelle sue forme richiama la continuazione dei muretti circondanti i vecchi vigneti.

Nelle contrade si elevano altri rifugi sacri come le piccole chiese di San Rocco, quella dell’ Angelo custode, della Beata Vergine delle Grazie (Gisèta) e la Madonna di Pedemonte (Madonnetta).

Per le vie di Morbegno.

Piazze e piazzette, reminiscenze di grandi o piccoli mercati e stazionamenti di gente e non solo, degradano dal conoide del Bitto.

  • Piazza Sant’Antonio, la più ampia, con la centrale Piazza Mattei, ricevono le vie e come un labirinto collegano le altre.
  • Piazza Marconi, un tempo mercato a cielo aperto dei prodotti della montagna, soprattutto della legna da ardere.
  • Piazzetta Fiume incastonata tra i dedali dei vecchi insediamenti.
  • Piazza San Giovanni acciottolata e adagiata alla collegiata come un tutt’uno mimetico di pietra.

E via le altre, sempre frequentate da capannelli curiosi e chiassosi ai tavolini dei bar.

Palazzi nobili rubano luce alle basse dimore: quello dei Castelli di Sannazzaro (palazzo del Municipio); il Folcher restaurato a nuovo; il Gualteroni, ora sede del museo di storia naturale, efficace polo didattico per la fauna e flora alpine; Palazzo Malacrida, scrigno di tesori artistici; il Melzi, già casa Delfino, con un magnifico giardino pensile sul Bitto, colorato e profumato al fiorire dei glicini.

E fuori Morbegno.

Da Scimicà, ai Bottà e Serta, scivoliamo verso nord fino al fiume verde, l’ Adda, attraversato dall’emblema e logo di Morbegno, il Ponte di Ganda, solido braccio teso verso la costiera retica piantata a vigneti.

I solatii terrazzamenti, che dominano nei “Cèch”, frutto di ataviche fatiche, vengono ora sostituiti da uliveti a dimostrazione del clima piacevolissimo, quasi un po’ tropicalizzato, adatto a passeggiate anche fuori stagione.

Mete e percorsi verso bellezze paesaggistiche e rurali si snodano lungo le valli laterali: dall’abbarbicata Tartano a quelle del Bitto, conducendo a Sacco, custode, nella “Camera Picta”, della figura alpestre dell’Homo Salvadego, datata 1464, e, salendo, agli impianti sciistici della Valgerola.

Nella Valle di Albaredo “Fly emotion”, un filo di tentazioni, condurrà le emozioni sopra le forre e gli orridi fino ai prati di Bema, ammirando i pascoli alti e a nord le cime lontane della Val Masino, verticalità granitica, con le acque cristalline e oasi di biodiversità della Val di Mello.

In questo contesto possibilità enogastronomiche e di ospitalità sorgono ovunque da tradizionali famiglie a nuove capacità imprenditoriali, ponendosi al servizio dei tanti ammiratori delle bellezze naturali che andando dal Lario alle vette attraversano il carattere chiuso ma genuino delle sue genti.

TRATTO DA
© WIKIPEDIA


MORBEGNO

Morbegno (Murbègn in Lombardo, Morbend in tedesco) è un comune italiano di 12 372 abitanti della provincia di Sondrio in Lombardia. Posto alle porte della Valtellina, si adagia sul conoide del Bitto, allo sbocco della Valle del Bitto di Albaredo e della Valle del Bitto di Gerola, estendendosi fino all'opposto versante della valle, la costiera dei Cech.

Fonte © wikipedia


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